Cavallo ed Emozioni

L’alfabetizzazione emotiva è alla base di uno sviluppo sano dei bambini. Spesso, si sente dire “non devi piangere” “non ti devi arrabbiare” “sei brutto quando fai cosi”, involontariamente, con queste frasi diamo degli ordini ben precisi ai ragazzi. Alcune emozioni non vanno bene. Non possono essere provate o sentite. Sono sbagliate. Non esiste nulla di più falso.

Il ruolo dell’emozione parte da molto lontano, le emozioni hanno funzione di predisporre tutto l’organismo a compiere un’azione. Rinnegare o rifiutare un’emozione non significa permettergli di scomparire. Significa solo nascondere la testa sotto la sabbia. Le emozioni possono trasformarsi nelle nostre più grandi nemiche o alleate, pensiamo alla paura ad esempio: in una situazione di reale pericolo la paura è li per salvarci la vita. Ma se siamo in un bar con un vassoio in mano e fuggiamo davanti ad una farfalla…beh a quel punto la paura non potrà certo definirsi una grande alleata.

Dove è la differenza? nella consapevolezza dell’emozione e nella capacità di riconoscerla, gestirla ed utilizzarla per un fine consapevole.

Ovviamente non si può certo pensare di parlare ad un bambino di come gestire un’emozione, non possiamo dire “non devi essere arrabbiato”. delle emozioni non si parla. Si sperimenta si prova, si vive e si sente.

L’animale di per se è un essere emotivo e nella relazione permette al bambino di soffermarsi e contenere. L’alfabetizzazione emotiva diviene cosi un processo naturale di comprensione e accoglienza, che permette all’infante di incarnare un ruolo nuovo e diverso. Attraverso il rapporto con il cavallo i bambini vivono le loro paure e vengono spronati a superarle attraverso il gioco, l’amicizia ed il divertiemento.{“type”:”block”,”fromIndex”:9,”clientId”:”b9df0adb-993a-4ad1-ab44-14b1ecd67f00″}{“type”:”block”,”fromIndex”:9,”clientId”:”b9df0adb-993a-4ad1-ab44-14b1ecd67f00″}

Nelle attività a contatto con gli animali le emozioni sono pure e dirette. 

“Indiani per una notte”

“Indiani per una notte” significa… dormire sotto le stelle, ballare intorno al fuoco, cavalcare con la luce della luna.

Basta un pò di fantasia, creatività ed immaginazione ed il gioco è fatto.

Insieme ai piccoli ospiti del campo estivo preparare una notte in tenda è stato un vero spasso.

Un cerchio si è trasformato in un gigante Acchiappasogni. Qualche pezzetto di legna, e foglie e la tribù prende forma. Un vecchio tronco dà  vita al nostro Totem. Quando ci sono i bambini ogni ranocchio nasconde un principe ed ogni favola racchiude la magia;

Tutti insieme i nostri piccoli indiani hanno provato l’ebrezza di trascorrere una notte in tenda sotto le stelle.

Il ricordo più bello? Di sicuro accendere il fuoco dell’amicizia:   dedicato ad una super prova di coraggio da veri guerrieri. Ogni bambino ha condiviso con gli altri la “paura più grande” e chiesto al fuoco di trasformare le debolezze in nuova forza e nuovo coraggio.

In quella magica notte bambini di 6 anni, terrorizzati dal buio, sono riusciti a dormire da soli, senza genitori con la sola luce delle stelle e la forza della tribù. Solo le nuove esperienze creano persone diverse.

La condivisone di momenti importanti è il più grande antidoto a tutti quei fenomeni di distacco dalla società e dalle relazioni che affliggono i giovani di oggi. Il senso della tribù è il senso profondo e antico della condivisione e dell’appartenenza.

“Cos’è la vita? È il lampo di una lucciola nella notte. È il respiro di un bufalo d’inverno. È la piccola ombra che attraversa l’erba e si perde nel tramonto”
(Proverbio dei Piedi Neri)