Ippoterapia

A chi è rivolta

Ai giorni nostri l’ippoterapia viene usata, oltre che nelle patologie classiche della paralisi cerebrale infantile, dell’autismo o della sindrome di Down, anche nelle patologie acquisite in conseguenza di traumi correlati alla infortunistica stradale e del lavoro.

Affinché questo metodo di cura risulti efficace e la sua somministrazione sia corretta sotto tutti gli aspetti sanitari, tecnici e normativi, l’ippoterapia dev’essere esercitata da un’équipe integrata da personale specificamente qualificato e tecnicamente preparato. Per lo stesso motivo, il luogo destinato a questo tipo di cura necessita di una sufficiente disponibilità di spazi chiusi (maneggio coperto, sala per colloqui psicologici e visite mediche, uffici, sala riunioni, servizi igienici, scuderia, selleria) e di spazi aperti (campo recintato, tondino).

Nell’ippoterapia si parla di utente e non paziente perché quest’ultimo termine richiama un carattere medico, non bisogna generalizzare e porre etichette. In questa unica terapia è molto importante lo sguardo alla persona come essere unico e speciale, non si creano mai categorie. È importante, per chi si occupa di ippoterapia, riconoscere e valorizzare le potenzialità delle persone, in quanto nessuna persona è uguale all’altra e quindi gli interventi non sono standard ma predisposti e studiati in base alla caratteristica peculiare di ogni singola persona. Il conduttore assieme una equipe di professionisti si impegnerà a studiare un programma d’azione e avrà modo di confrontarsi sull’utente destinatario della terapia evidenziandone peculiarità, aspetti da valorizzare e aspetti da non toccare. In questo modo gli interventi vengono adattati alla singola persona. È di vitale importanza che durante il primo incontro con la persona cui è rivolto l’intervento, il conduttore si ponga in una condizione di ascolto attivo. L’ippoterapia è rivolta a persone con determinate patologie o condizioni come per esempio: lo stato confusionale che può essere a sua volta collegato ad alcune patologie come il morbo di Alzheimer, la demenza, la SLA, Ictus, depressione o schizofrenia. Vengono inoltre predisposti interventi per persone con disturbi generalizzati dello sviluppo e quindi quei disturbi che riguardano la sfera relazionale e delle capacità comunicative, come la sindrome di Asperger, il disturbo di Rett, Sindrome fetale da alcool, disturbo da defic dell’attenzione e iperattività (ADHD), Sindrome di Down, oppure ancora i disordini che creano deficit motorio che possono essere relativi a fattori esogeni o endogeni, in particolar modo paralisi cerebrale, morbo di Parkinson, Ictus, la Spina bifida, la SLA, distrofia muscolare o il trauma cranico cerebrale o al midollo spinale. È indicata l’ippoterapia a chi ha difficoltà di parola, in particolar modo riguarda la SLA, lesione cranica o cerebrale, disturbi dello sviluppo, ictus, problemi di udito, paralisi cerebrale, problemi di vista. Per ultima, ma non meno importante, l’ippoterapia è utile per alleviare le problematiche relative alla terza età, persone con malattie allo stadio terminale, persone con sistema immunitario depresso, persone con patologie psichiatriche. In qualsiasi caso è seriamente consigliato che il circolo ippico chieda all’ipotetico utente un certificato medico che attesti che il soggetto può svolgere attività a cavallo[14].

Dopo aver definito la tipologia di utenza che usufruisce di questa terapia andiamo a definire la relazione uomo- animale e i possibili benefici derivanti.

Gli animali possono facilitare l’apertura di un canale comunicativo tra l’utente e il professionista e possono favorire, soprattutto in fase iniziale di un percorse terapeutico, l’instaurarsi dell’alleanza terapeutica, di seguito si elenca i possibili benefici andando a delineare una panoramica generale:

  • Empatia: questo termine di origine greca significa letteralmente “sentire dentro”, si ri fa alla capacità di un individuo di saper entrare in contatto profondo con lo stato d’animo dell’altro. Vi sono numerosi studi che affermano che i bambini che possiedono un animale da compagnia e coinvolti nel rapporto con esso, mostrano più capacità di comprendere le emozioni delle persone che degli animali, rispetto ai bambini che non possiedono alcun animale. Uno studio del 1987 indicò che i bambini in età prescolare che vivono con cani e gatti avevano più competenze nell’immaginare le emozione di altre persone in situazione ipotetiche, dei bambini della stessa età ma senza animali (C. Bailey, Exposure of preschool children to companion animals: Impact on role- taking skills, 1987).
  • Aprirsi all’altro: gli individui che hanno malattie mentali o che vivono un momento di sofferenza psichica sono concentrati solosu se stessi, l’attrazione per l’animale e la motivazione a interagire con esso può aiutarli ad aprirsi verso l’esterno.
  • Il perdersi cura e il senso di responsabilità: attraverso le relazioni con l’animale si possono apprendere le capacità di curare altri esseri viventi. Molti bambini a rischio non hanno appreso le abilità di cura di se stessi attraverso oi genitori, invece quando un bambino impara a prendersi cura di un animale, può sviluppare tali capacità. Occuparsi dell’altro aiuta a comprendere il proprio bisogno di essere accaduti e la consapevolezza che tutti gli esseri viventi hanno dei bisogni.
  • Socializzazione: gli animali favoriscono la socializzazione tra le persone. Alcune ricerche hanno dimostrato che fungono da “rompi-ghiaccio” per l’inizio di una conversazione tra persone che non si conoscono ( P. R. Messent, Pets as Social Facilitators, Veterinary Clinics of North America, Small Animal Practice, Vol. 25, n.2, 1985).
  • Autostima: l’incapacità dell’animale di valutare, correggere, contraddire le affermazioni dell’uomo porta ad una comunicazione più spontanea e meno vincolata al timore di essere giudicati. Gli animali accettano l’uomo senza riserve e senza rancore, questi due fattori soprattutto rendono la relazione con l’animale serena e rilassante. Questo aspetto può favorire l’aumento dell’autostima.
  • Contatto fisico: il contatto corporeo, il piacere tattile permettono la formazione di un “confine psicologico”, della propria identità, del proprio se e della propria esistenza. Esiste una correlazione tra contatto fisico e benessere psicofisico. I bambini che non sono abituati al contatto fisico non riescono a sviluppare salutari relazioni con gli altri; alcune persone non accettano di entrare in contatto con l’altro ma contrariamente accettano il contatto da parte di un animale, perché lo sentono più sicuro, non fa paura ed è piacevole.
  • Il gioco: rappresenta un insostituibile strumento educativo, fondamentale non solo per lo sviluppo dell’affettività e della socialità dell’individuo ma è anche un valido stimolo all’attività cognitiva. Il gioco consente di rinforzare i legami, di stimolare il contatto fisico, la fantasia e la capacità di rappresentazione. Attraverso il gioco si possono esprimere emozioni e sensazioni che talvolta non si riesce ad esternare.
  • Benefici fisiologici: molte persone in presenza di un animale riescono a rilassarsi

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